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domenica 15 marzo 2015

Abusi liturgici: un articolo di P. Henry Vargas Holguín

Cos'è un abuso liturgico?


Ciò che esula dalle norme liturgiche; anche se è diffuso, bisogna correggerlo.

Un abuso liturgico è tutto ciò che in modo sporadico o sistematico, passivamente o attivamente, esula dalle norme liturgiche proprie del rito latino, anche se questo abuso è diffuso e sembra normale o liturgico.
Alcuni degli abusi liturgici sono banali, altri sono noti, altri ancora passano inosservati alla maggior parte dei fedeli; alcuni sono messi in atto inconsapevolmente, altri espressamente; alcuni sono peccati veniali, altri peccati gravi.
“Sebbene il giudizio sulla gravità della questione vada formulato secondo la dottrina comune della Chiesa e le norme da essa stabilite, come atti gravi vanno sempre obiettivamente considerati quelli che mettono a rischio la validità e dignità della Santissima Eucaristia” (Istruzione Redemptionis Sacramentum, 173). In ogni caso, bisogna evitare qualsiasi abuso, e ogni abuso non deve mai essere ritenuto poco importante o irrilevante, ma va evitato e corretto con diligenza. Da un lato l'ideale è conoscere molto bene – da parte dei sacerdoti e da parte dei fedeli – i riti e le norme liturgiche, per quanto semplici possano essere, dall'altro bisogna attenersi in modo umile e fedele a quanto stabilito dalla Chiesa. Quando in qualche celebrazione liturgica, per un motivo qualsiasi, qualcosa va male, deve essere corretto in base alle norme del diritto. Se si stabiliscono o esistono le norme, ci sarà un motivo; seguiamo con rispetto le rubriche appropriate che sono lì per uno scopo. Qualsiasi abuso, per quanto piccolo o insignificante possa sembrare, ha la sua gravità, perché darebbe inizio a un effetto domino. Gi abusi non sono una questione minore, perché se iniziamo a permettere che accadano cose che non sono permesse, allora cosa succede con le cose che si dovrebbero fare e non si fanno? Se gli abusi vengono commessi “con buone intenzioni”, bisogna ricorrere ai documenti ecclesiali per ricordare perché bisogna osservare le normative; se c'è una Liturgia uguale per tutta la Chiesa, c'è un motivo. Non esiste una liturgia personale né regionale; qualsiasi fedele ha quindi il diritto di presentare una lamentela per un abuso liturgico, in primo luogo davanti al vescovo diocesano o all'ordinario competente che gli viene equiparato nel diritto; e conviene che il reclamo o la lamentela sia sempre effettuato con chiarezza, obiettività e veracità.
 

 [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
 tratto da Aleteia

Gli abusi liturgici

Il tema degli abusi liturgici è sempre piuttosto caldo e attuale.
Tre sembrano essere le posizioni nella chiesa rispetto alla questione: la prima è quella tradizionalista, la seconda è quella modernista, la terza, infine, è quella che io chiamerei ispirata e regolare.

Per i tradizionalisti la messa va cantata, recitata dal "sacerdote", i fedeli "ascoltino" la messa (come una volta). Per il tradizionalista è il latino (chissà perchè non l'aramaico?) la sola lingua che sia degna di essere pronunciata tra le mura di una chiesa. La solennità è per lui il fine stesso della celebrazione: gli altari devono essere solenni, i canti solenni, i paramenti solenni... 
Per i tradizionalisti tutta la liturgia cattolica, dal Vaticano II in poi, è diventata sostanzialmente un rosario di abusi: abuso è la comunione data in mano al fedele (orrore!), abuso è il laico che osa leggere dal lezionario la parola di Dio, abuso è l'altare povero di candele (soltanto due) e rivolto (ahinoi) alla navata. E ancora, abuso è che si usi la lingua corrente, e che il fedele magari osi stare in piedi durante la consacrazione, o non sia perennemente inginocchiato, assorto, contrito, con le mani giunte come nei santini...
Insomma, per il tradizionalista è tutto un abuso ciò che si fa in chiesa in modo diverso da "come si faceva una volta". Non gli importa un fico se questo nuovo fare sia un fare maggiormente rispettoso del vangelo, non gli importa se si tratti di un fare più fedele alla teologia della chiesa, più vicino perfino alle origini del cristianesimo: tutto è un abuso!

Per i modernisti invece... non esiste semplicemente alcun abuso nella liturgia, perchè tutto è permesso. E' permesso al prete leggere il giornale appoggiandosi all'altare come a una scrivania, è permesso suonare il rock in presbiterio, magari il sabato santo, è permesso consacrare il corpo di Cristo vestendo giocondi paramenti arcobaleno, ed è permesso celebrare svaccati su di un prato...con i vasi e il pane appoggiati su una tovaglia da pic nic. C'è qualcosa forse che non sia permesso di fare!?

Inutile dire che la posizione veramente cristiana, veramente matura, veramente auspicabile e corretta è quella di chi aderisce in modo libero e consapevole alla sacra liturgia, alla liturgia così com'è codificata dalla Chiesa per l'oggi, senza alimentare inutili nostalgie estetiche, e soprattutto senza indulgere a devianze stravaganti. 

No dunque al tradizionalismo che sia un ritualismo vuoto, privo di spirito e pieno di fisime. 
No anche al modernismo, che è altrettanto vuoto nello spirito e che è pure irrispettoso della tradizione e del Mistero divino.
Sì invece alla libertà nel rispetto delle regole liturgiche; sì alla messa partecipata da tutti, presieduta dai ministri odinati, e celebrata da tutta l'assemblea dei figli di Dio. Sì al rispetto dei ruoli che la chiesa affida a ciascuno secondo ciò che Dio le ispira.

A illuminare il cristiano nel discernimento fra una liturgia malata (in un senso o nell'altro) ed una "pura", è sempre lo spirito del vangelo che è poi lo spirito del Cristo. 
La preoccupazione del cristiano rispetto ad una celebrazione, è, infatti, quella di chiedersi che cosa piaccia o non piaccia, non all'uomo, ma a Dio, perchè è Dio il giudice del bene e del male. 
Ma come fa un cristiano a sapere in che cosa Dio si compiaccia e in che cosa no? Lo fa solo attaverso l'ascolto di Gesù. E' Gesù che gli rivela la vera volontà di Dio tramite il vangelo. E il vangelo va letto, interrogato e meditato continuamente. Dio parla attraverso tutta la Scrittura, ma parla ancora attraverso la Tradizione e il magistero della Chiesa; alla Chiesa, che è madre, bisogna concedere, da buoni figli, la giusta fiducia in materia di fede. 
Dio rivela il suo volere anche nel cuore del cristiano, quando quel cuore si lascia abitare dal suo Spirito e dal suo Amore.

MvB

Abusi liturgici: un articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

UN TELEFONO AZZURRO PER LA MESSA

 Carrellata dei più frequenti abusi liturgici

 di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

Da  BastaBugie n. 322



Ci vorrebbe un telefono azzurro anche per la liturgia. Anzi, soprattutto per la liturgia. Un telefono al quale i cattolici normali possano rivolgersi con fiducia e denunciare gli abusi. "Pronto, Telefono Azzurro per la Santa Messa? Volevo segnalarvi che nella parrocchia XY il prete Taldeitali fa tenere l'omelia alla suora laica che assomiglia a Rosy Bindi". E, dall'altra parte del cavo, solerti operatori impegnati a stilare un cahier de doléance da girare, in forma ufficiale, alla Chiesa Cattolica apostolica di Roma. E poi ci vorrebbe l'altrettanto solerte intervento di Roma. Il primo sintomo dell'epidemia di abuso liturgico sta nella rottura definitiva dell'unità della Messa. Chiesa che vai, liturgia che trovi. Il periodo estivo, con le sue escursioni per spiagge, valli, monti, colline e vecchi borghi, è stato l'occasione tragica per riscontrare l'esistenza di una molteplicità di riti, che nessuno è umanamente in grado di catalogare. Per tentare una classificazione di questo scempio da decenni tollerato, quando non incoraggiato, dalle gerarchie, bisogna individuare alcune macro-categorie di orrori.

LE CHIESE RIDOTTE A LUOGHI PROFANI
II primo abuso, il più diffuso, è consistito e consiste nella inesorabile riduzione delle chiese a luoghi profani. Luoghi nei quali si entra e si esce come da un centro commerciale, senza genuflessione e senza saluto al Santissimo Sacramento, che del resto in moltissime chiese è relegato in posizioni misteriose ed introvabili, quando non addirittura fatto accomodare in locali attigui al tempio. I protagonisti di questa secolarizzazione delle chiese sono gli architetti e chi li ha incaricati, che hanno realizzato mostruosi edifici, i quali nulla hanno di sacro e spiccano anzi per la loro oggettiva bruttezza. La conseguenza di questa autentica profanazione è che le chiese sono diventate luoghi importanti solo quando vi si riunisce l'assemblea e inizia quella che menti teologiche raffinate definiscono "l'azione liturgica". Fino a un secondo prima della Messa, la folla discorre amabilmente, si guarda in giro per vedere chi ci sia, controlla già impaziente l'orologio. Gli inginocchiatoi, per una preghiera di preparazione alla Messa, restano desolatamente vuoti, sempre che ancora siano presenti. Del resto, non è raro che lo stesso sacerdote giunga trafelato in sacrestia all'ultimo minuto, indossando in fretta e furia casule di nylon su camicioni dotati di praticissime cerniere lampo. Finita la Messa, in chiesa si scatena la bagarre, come all'uscita da San Siro a fine partita: la gente per lo più si da a una fuga precipitosa, altri si salutano calorosamente e ad alta voce si raccontano le ultime novità. Insomma, si "da corpo a una comunità viva". Il ringraziamento nel raccoglimento e nel silenzio? Roba preconciliare. Nel tabernacolo, Nostro Signore presente nel Santissimo Sacramento, del tutto ignorato, assiste solo e silenzioso alla volgarizzazione della sua casa. Nella quale non mancheranno, ovviamente, applausi ai funerali, discorsi dal pulpito di sindaci atei per commemorare il defunto, concerti e conferenze, senza nemmeno preoccuparsi di lasciare vuoto il tabernacolo.

IL SACERDOTE CHE CELEBRA A BRACCIO
È sempre più frequente che il prete scelga di tradurre con le sue parole alcuni pezzi della Messa o anche di sottoporli a una specie di spiegazione alla Piero Angela di "SuperQuark": "Ecco, adesso recitiamo questa preghiera, dalla quale si capisce che Gesù ci ama". Dal che si intuisce come nemmeno l'abolizione della temutissima Messa in latino sia stata sufficiente a spiegare ed a far capire tutto al volgo cattolico. Ci vuole la spiegazione del Mistero, il cartello da museo di scienze naturali per svelare ciò che Dio stesso ha voluto fosse velato ai nostri sensi, come recita la splendida preghiera di Tommaso d'Aquino.

L'ANDIRIVIENI PER LE LETTURE & LE "QUOTE ROSA"
Una delle pietre miliari consiste nel protagonismo dei laici. I quali devono conquistare più metri possibili sull'altare, proprio come i giocatori di rugby devono guadagnare campo per avvicinarsi alla meta. Il reclutamento di tali laici da liturgia subisce sorti altalenanti: si va dalle parrocchie (poche) nelle quali cattolici adulti sgomitano per avere un ruolo e così "animare la Messa", a parrocchie (quasi tutte) in cui i laici vivono con fastidio o persine terrore il reclutamento frettoloso che precede la Messa (o che avviene a Messa già iniziata). Alcuni agenti del parroco vagano alla ricerca di chi "farà la prima" (lettura) o di chi porterà all'altare le offerte. Avendo cura di garantire che il 50% dei lettori siano donne, in omaggio al genio femminile. Che viene parimenti esaltato anche dal numero di chierichette dalle lunghe chiome fluenti che occupano l'altare, a tutto detrimento dei declinanti e ormai rari chierichetti di sesso maschile.

IL VANGELO LETTO DAL POPOLO E LE MESSE PARZIALMENTE SCREMATE
La logica di occupazione dell'altare da parte dei laici spinge anche a far leggere il Vangelo a laici, suore e catechisti. Affidando loro pure il compito di commentare. In alcune chiese si sperimenta da anni una sorta di rito parallelo: l'assemblea in chiesa, i bambini del catechismo in un locale diverso, con letture adattate alle loro povere menti e predica del catechista; cui poi segue ricongiungimento dei due gruppi al momento della consacrazione.

L'OMELIA VUOTA E INASCOLTABILE
Non si tratta propriamente di abuso liturgico, ma di abuso della pazienza dei fedeli. Sarebbe auspicabile una moratoria dalle prediche di almeno un anno, per verificare se alla fine il silenzio non possa risultare più sano delle ormai trite e ritrite dosi di cattiva teologia tardo novecentesca, cui è drammaticamente aggrappata gran parte del clero attuale.

È LA PREGHIERA DEI FEDELI O LA SCALETTA DEL TG?
È uno dei momenti più tragici della Messa domenicale, nel quale spesso i fedeli assistono attoniti al trionfo del politicamente corretto, navigano nel banal grande di un'agenda delle intenzioni che è dettata dal Tg1 della sera, subiscono un diluvio di parole che abbracciano così tante intenzioni da essere riassumibili in un'unica, brevissima preghiera:"Signore, ascolta tutte le preghiere di ciascuno di noi, Amen".

LA CONSACRAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA
Quello che è, appunto, il Sacrificio e dunque il cuore della Messa scorre via spesso come un breve, rapidissimo momento qualsiasi del rito. Anzi, sotto il profilo quantitativo e perfino rituale, la lettura della "Parola" la predica, perfino la preghiera dei fedeli e l'offertorio, sovrastano in modo impressionante la fase della consacrazione. Potremmo dire che la assorbono, a causa di sacerdoti che la celebrano con la lena di un velocista, riducono l'elevazione a un istante infinitesimale, scelgono da sempre la preghiera di consacrazione più rapida e mai quella più simile alla Messa antica; e non si inginocchiano, limitandosi a un deferente inchino orientaleggiante.

COMUNIONE O TAVOLA CALDA?
La profanazione cui è sottoposto Nostro Signore nelle Sacre Specie è la parte più dolorosa degli abusi liturgici. A cominciare dalla diffusione pressoché plebiscitaria della comunione sulla mano, che venne introdotta dai vescovi italiani come eccezione, sotto forma di indulto, di concessione particolare. E che oggi è invece il modo ufficiale di ricevere il Santissimo. Con una serie di modalità e di strani contorcimenti dei fedeli che pigliano quanto volevano e poi se ne tornano al posto. E' indiscutibile che, con queste modalità, la dispersione delle Sacre Specie e la conseguente profanazione del Corpo e del Sangue di Nostro Signore è certa. Come pure aumentano a dismisura i rischi di asportazione della Comunione. Circostanze, che renderebbero necessario abbandonare subito la distribuzione sulle mani.

IL FAMIGERATO "ALLELUIA DELLE LAMPADINE"
Tra tutte le orrende e non di rado ereticheggianti composizioni, che allietano la cosiddetta assemblea, questo è l'inno nazionale di tutti gli scempi musicali, che si sono sprigionati dopo l'abbandono del gregoriano. Questo canto-ballo rappresenta in modo emblematico la trasformazione della Messa da sacrificio a banchetto allegrone, nel quale tragicamente, come dicono le parole del testo, "la festa siamo noi". E non più Gesù Cristo.

Fonte: Radici Cristiane, Ottobre 2013 (n.88)

Abusi liturgici: un articolo di F. Croci

 Il desolante spettacolo della odierna liturgia nella Chiesa

(di Francesca Croci)  
 da  conciliovaticanosecondo.it


Abbiamo raccolto una documentazione fotografica per vedere in che misura  nell’era postconciliare il Santo sacrifico della Messa continui a rappresentare il cuore della vita della Chiesa. I risultati di quest’indagine sono desolanti. Le oltre 500 foto  fin qui  raccolte, a cui è stata dedicata una sezione speciale del sito conciliovaticanosecondo.it, ci offrono un impressionante quadro della decadenza liturgica e spirituale in cui è immersa oggi la Chiesa.
Se queste celebrazioni eucaristiche, contrarie non solo alle norme liturgiche antiche e recenti, ma allo spirito di preghiera e di adorazione sono il culmine della vita cristiana, si può immaginare in che condizioni spirituali siano coloro che le frequentano. Queste immagini dimostrano anche che il Novus ordo celebrato secondo le indicazioni del Messale di Paolo VI è un’idea platonica, che si realizza in ben poche chiese e parrocchie. Le 500 foto andrebbero moltiplicate per 100 o per 1000 per dare un’autentica immagine della Chiesa odierna, in cui gli esperimenti liturgici sono la regola, la fedeltà alle rubriche l’eccezione. Non mancano documenti della suprema autorità che ricordano la necessità di considerare la Messa come un atto divino e non come un evento umano plasmato dalla creatività del prete (o del suo consiglio pastorale), ma queste raccomandazioni cadono regolarmente nel vuoto. Non ci troviamo di fronte solo a una crisi liturgica o a un crollo della fede, ma anche ad una profonda crisi di governo.
Finché gli abusi liturgici saranno tollerati e alcune volte anche incoraggiati dai Vescovi, non c’è da aspettarsi che la situazione possa migliorare. Davanti a tanto sfacelo, non resta che continuare a insistere perché sia tutelato il  diritto dei sacerdoti e dei fedeli alla Messa di sempre. La Messa secondo il Rito romano antico, oggi detta “straordinaria”, rappresenta infatti un’oasi nel deserto liturgico e spirituale del nostro tempo. L’unica speranza di uscire dalla crisi religiosa contemporanea sta nella sorprendente rinascita di gruppi e comunità religiose che si mantengono fedeli alla dottrina e alla liturgia della Chiesa.  La principale ragione della persecuzione a cui i fedeli alla Tadizione sono sottoposti è proprio il loro successo.
I novatori, che oggi occupano i vertici delle gerarchie ecclesiastiche, sanno bene che se si lascia alla Tradizione libertà di vivere e di espandersi, essa attirerà un numero sempre maggiore di fedeli e di vocazioni. Tutti gli altri spettacoli che si allestiscono intorno ai nostri altari sono destinati a svuotare  le chiese e i seminari. Piantiamo i due alberi e giudichiamoli dai frutti….
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